Cambia la regola del fuorigioco

A seguito delle numerose richieste pubblichiamo il video che spiega come cambia la regola del fuorigioco.

http://video.sky.it/sport/calcio-italiano/la_regola_del_fuorigioco_cambia/v166996.vid

A seguito delle decisioni Ifab è infatti pervenuta la circolare numero 1 valida dalla stagione 2013-2014 che parzialmente mofica la regola n.11 del regolamento del gioco del Calcio, il fuorigioco.

Due i casi significativi presi in esame nel video Inter – Bologna e Inter – Parma.

Si riunisce la giunta, ore decisive per il Governo

ROMA – Vorrebbe andare a dirglielo in faccia Silvio Berlusconi ai membri della Giunta che «quella contro di me è solo una persecuzione, qui non mi si tratta come un senatore come gli altri, ma come un nemico da abbattere a tutti i costi, sono 20 anni che mi si vuole togliere di mezzo, adesso ecco l’occasione per farlo, anche se questo significherà la fine della maggioranza». È stata una tentazione per tutta la giornata quella di piombare stasera in Senato per lo show down, ma i suoi legali lo hanno sconsigliato e la sua ira ha fatto il resto. Se sarà in Giunta nei prossimi giorni, o in videomessaggio o per strada o dove altro parlerà, una cosa è certa: Berlusconi vuole proclamare la sua innocenza, lanciare un j’accuse contro i suoi «persecutori», dire che «non sono io, è il Pd che vuole far saltare tutto, per pura irresponsabilità».

 È furibondo il Cavaliere. Trattenuto dai familiari, scongiurato dagli uomini delle sue aziende, frenato dai suoi avvocati, calmato dalle colombe, lui ci prova a tenere i nervi saldi, permette che, da ormai oltre un mese a questa parte, passino anche messaggi rassicuranti oltre a quelli – ben più frequenti – dei tamburi di guerra. E, raccontano, sembra si stia convincendo non certo a chiedere la grazia – quella mai – ma magari ad avanzare richiesta per l’affidamento ai servizi sociali, anziché passare il suo periodo di pena ai domiciliari.

Ma ieri, raccontano, ad Arcore dove ha incontrato i vertici di Mediaset sempre assieme alla figlia Marina, il clima era in ogni caso esplosivo. Perché «ormai è chiaro che mi stanno braccando, non c’è mossa che io faccia che non mi saltino addosso da tutte le parti». La decisione della corte d’Appello di Milano di fissare per il 19 ottobre, ben prima di quanto lui si attendesse, l’udienza per stabilire le pene accessorie da comminargli, la freddezza che ancora si registra al Quirinale rispetto alla sua pretesa di una sorta di grazia tombale che cancelli non solo la pena detentiva ma anche quelle accessorie, e soprattutto l’atteggiamento in Giunta per le elezioni del Pd lo hanno convinto che «vogliono la guerra, vogliono far saltare me e Letta». E, volente o nolente, Berlusconi alla guerra si sta preparando.

Il segnale mandato ieri dal capogruppo al Senato Renato Schifani dopo una drammatica telefonata con lui – «se la Giunta vota contro le pregiudiziali, la maggioranza non c’è più» -, la riflessione amara di Fabrizio Cicchitto – «il Pd ha deciso di anticipare il suo congresso, e lo farà sulla testa di Berlusconi e del governo» -, come la decisione di riunire i gruppi parlamentari del Pdl domani, sono segnali che si avvicina il momento della verità. Certo, un «miracolo, perché solo di questo si tratterebbe» dice Daniela Santanchè, può «sempre accadere». Ma a ieri sera le quote della crisi di governo fra i bookmakers del Transatlantico erano bassissime, inversamente proporzionali all’irritazione di Berlusconi contro le colombe che «mi hanno sempre frenato per ottenere cosa? Nulla!».

Oggi i ministri del Pdl si riuniranno per fare il punto e concordare le mosse, mettendo in conto l’uscita dal governo in caso di voto stasera o domani sulle pregiudiziali presentate da Augello. Nel frattempo si continuerà febbrilmente a trattare. Ma senza colpi di scena, la situazione appare senza via d’uscita. Berlusconi non lo vorrebbe perché sa, lo conferma chiunque gli abbia parlato, che far cadere un esecutivo il cui lavoro «io continuo a ritenere anche positivo, nelle difficili condizioni date» ha un prezzo altissimo. E perché le sue aziende, la sua famiglia, lui stesso rischiano di portarselo sulle spalle come un peso immenso. Ma «come si fa a rimanere assieme a chi ti spara alle spalle?», ripete. Tanto più se la strada per arrivare alle elezioni subito esiste. E «i sondaggi – gli ripetono e si ripete il Cavaliere – sono buoni. Tutto è possibile».

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