Startupper a Parma

Da www.parma.repubblica.it

Complimenti agli amici di Caffeina

http://parma.repubblica.it/cronaca/2013/06/26/news/sturtupper_a_parma_dura_ma_posto_giusto-61591240/

La nuova frontiera del lavoro, un fenomeno in crescita anche in città. I fondatori di Caffeina – tutti under 30 – ci raccontano la loro esperienza. Tra i  clienti anche il Parma Calcio. E a chi vuole provarci dicono: “Pensateci bene e non fatelo da soli”.

di RAFFAELE CASTAGNO

Startupper a Parma? "Qui è il posto giusto"
 

“Perché abbiamo scelto il nome Caffeina? Ne serve tanta per gestire una startup”. Scherza Tiziano Tassi, 28enne piacentino trapiantato a Parma. L’appuntamento è nella sede dell’impresa, ospitata all’interno degli uffici di Buongiorno che attraverso il progetto  d’incubazione d’azienda b-ventures sta aiutando a crescere la società di Tiziano e dei soci 27enni Antonio Marella ed Henry Sichel.

Un paio di anni fa hanno data vita a Caffeina, startup specializzata in social/web/mobile marketing. Oggi tra i loro clienti annoverano brand importanti, come il Parma calcio, a cui hanno realizzato il sito web. Hanno già creato una decina di posti lavoro e sono alla ricerca di nuovo personale.

Cominciamo dal nome. Perché Caffeina, curioso per un’azienda che lavora sul web…
“Volevamo qualcosa che comunicasse un significato e non quello che facevamo, che può apparire molto tecnico, freddo. Cercavamo un nome caldo, come il caffè appunto. Che esprimesse i nostri valori, a cominciare dall’italianità. Perché il nostro è un prodotto fatto in Italia”.

Da dove siete partiti, che cosa fate?

“Siamo nati occupandoci verticalmente di Facebook, ovvero non dal punto di vista utente ma utilizzandolo come piattaforma su cui costruire servizi e campagne di marketing per le aziende. Poi abbiamo allargato il giro, i clienti hanno cominciato a chiederci altro, e oggi siamo partner di imprese per il marketing digitale su web,social network e mobile”.

Avete iniziato praticamente da zero, è stato difficile?
Tiziano risponde da imprenditore navigato, nonostante i soli 28 anni. “All’inizio abbiamo lavorato sotto costo, sacrificando la redditività in modo da poter lavorare su grandi progetti che ci hanno fatto crescere. Abbiamo fatto la gavetta, anzi continuiamo a farla, perché guardiamo con il massimo rispetto concorrenti che operano da 10 anni nel settore. Una volta acquisita un po’ di visibilità, abbiamo iniziato a proporci direttamente ai clienti”.

Tra i quali c’è anche il Parma Calcio.
“Sì ed è un grande cliente. Siamo stati entusiasti di realizzare il sito per la società. Da un punto di vista tecnico credo sia il più avanzato della Serie A: ci abbiamo lavorato molto, dopo aver studiato le esperienze di squadre del Nord Europa, Stati Uniti e Sud America.

Com’è la giornata tipo in una startup?
“Direi che comincia prima del caffè. La mattina ci sono già mail da leggere, s’inizia a mille. Bisogna essere già carichi, perché entri subito in un fiume in piena in cui devi navigare da un lato all’altro, passando dallo sviluppo, all’amministrazione e alle relazioni con i clienti. e farlo più volte nella stessa giornata. E’ una realtà molto dinamica ma non credo sia esclusiva di una startup, penso sia comune a ogni impresa”.

Imprenditore a 28 anni. I tuoi soci ne hanno 27. Non fa un po’ effetto in un paese “vecchio” come l’Italia?
“E’ bello. Ottieni soddisfazione dal lavoro quando ti rendi conto che costruisci qualcosa partendo da zero. Noi non veniamo da una famiglia di imprenditori, i nostri genitori sono impiegati. All’università non te lo lo immagini di certo, io volevo fare il dipendente…”.

L’Italia potrebbe fare di più per favorire iniziative come le vostre?
“Ci sono difficoltà legate alla burocrazia e alla lentezza di certi meccanismi che non aiutano e disincentivano chi vuole fare business. Noi siamo ancora nella fase del ‘ci stiamo provandò ma ci rendiamo conto che che se si togliesse un po’ di ‘gessò si potrebbero liberare più energie. Poi credo sia importante avere una percezione diversa di chi fa impresa, è un ruolo che va riconosciuto. Se non ce la fai, hai perso tutto. Noi ci facciamo in quattro per creare lavoro. Sarebbe bello se si avesse una visione positiva e un’apertura maggiore verso chi ci prova, invece domina ancora una visione negativa, forse legata alla vecchia idea della figura dell’industriale”.

Parma vi ha aiutato o avete trovato difficoltà?
“Da piacentino devo dire che per noi Parma è stata una scelta ottimale. Potevamo finire come tanti a Roma, Milano o Torino. Abbiamo voluto fortemente venire qui e vogliamo restarci saldamente, magari aprendo altre sedi in Italia, ma mantenendo nella città il nostro quartier generale. Qui c’è un humus imprenditoriale che può aiutare a far crescere le aziende. Senza togliere nulla alle altre, questa è una città di cultura, giovane, della giusta dimensione per la vita delle persone”.

Giovani “bamboccioni”, c’è del vero o la realtà è diversa?

“Mi sono laureato nel 2010. Ho notato che già all’università alcune persone erano preoccupate per il futuro e tentavano di saltarci fuori, cercando anche lavori part time, non restando ferme. Mi sembra un aspetto che oggi è cresciuto. Quando si inizia l’università si dovrebbe avere più consapevolezza: una volta finita, sei tu contro il mondo. Il lavoro non è più come stare a scuola, si entra in una realtà dove sono tutti squali. Oggi purtroppo è vero che la situazione è molto scoraggiante, le opportunità sono poche, ma ci sono”.

Per i giovani però è dura scovare qualcuno pronto a scommettere su di loro.
“Non è facile ricevere fiducia ma non si può nemmeno pretendere di averla perché si hanno 25 anni. E’ sbagliato chiudere completamente la porta ma nemmeno aprirla solo perché si è giovani. La fiducia va guadagnata, non può essere un assegno in bianco”.

Che consiglio dareste a un ragazzo che vorrebbe avviare una startup?
“Di pensarci bene. Il sacrificio è alto e all’inizio non hai prospettive. Ci possono essere tantissime soddisfazioni, ma è rischioso. Il successo o il fallimento dipendono da te. La cosa è importante è non provarci da soli. Io l’ho fatto insieme a due soci che sono insostituibili. E’ fondamentale avere con sé altre persone, con approcci diversi. Meglio il 33% di una torta grande che il 100% di una piccola. Ci saranno alti e bassi, stati di euforia e di scoramento. Devi avere a fianco qualcuno chi ti aiuti e bilanci e la cosa è reciproca. Noi lavoriamo molto con le persone, non abbiamo macchinari, se non server, computer. Devono sentirsi parte di qualcosa, non solo un pezzo di un ingranaggio. Devono avere la libertà di scegliere, e anche di sbagliare. Sì, si può anche sbagliare, se poi si impara”.

(26 giugno 2013)

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