Il futuro dell’Udc

All’indomani del risultato elettorale relativo alle ultime consultazioni politiche Pier Ferdinando Casini con molta coerenza si era preso la responsabilità del mancato successo del progetto centrista con Scelta Civica e Mario Monti. Qualcuno addiritturà defini il grosso calo dell’Udc come una “donazione di sangue”.

Quel risultato elettorale però, al di là delle considerazioni sui Cinque Stelle, sulla mancata vittoria del Pd e del grande risultato di Berlusconi, in casa centrista evidenziò che il terzo polo non era quello di Monti e Casini, bensì quello di Grillo e per il resto una polarizzazione del voto tra Pd e Pdl.

Lo stesso Casini dichiarò che in futuro la sua compagine avrebbe dovuto schierarsi.

Da allora è trascorso qualche mese e giustamente i problemi del paese e la nascita del governo sono stati anteposti a quelli dei singoli partiti.

Però la base militante  dell’Udc ha continuato a guardare avanti seppur senza bussola, tenendo ben presenti i punti cardinali che ne costituiscono l’identità. A livello locale è così nato un dibattito con più chiavi di lettura e più ipotesi per il futuro, senza però avere segnali chiari da Roma.

Fino al 20 giugno quando il segretario Cesa ha scritto a tutti gli organi dell’Udc chiedendo una mobilitazione generale “…Non si tratta di tornare indietro, ma di ripartire. Dobbiamo farlo assieme, riprendendo il cammino interrotto dopo Chianciano del settembre scorso…”

La cronaca ha riportato di un incontro ufficiale sabato scorso tra Casini e Monti e in molti ipotizzavano una sostanziale separazione tra le due esperienze. Alla fine però il comunicato congiunto ha ribadito l’intenzione di creare un nuovo soggetto politico comune.

 Forse si tratta di un modo elegante di prendere tempo oppure siamo alla svolta dove giustamente la politica deve riprendersi il primato rispetto alle tante più che rispettabili esperienze extra politiche.

Forse allora occorre guardare di più all’Europa perchè non per caso venerdì scorso Casini era a Vienna in rappresentanza dell’Italia all’incontro del Ppe (inseriamo una fotografia scattata da un nostro lettore all’aeroporto di Vienna).

Il prossimo 20 luglio l’Udc ha indetto una grande manifestazione e sembra che da lì arrivino le future rotte da seguire. La mia impressione è che i punti cardinali siano quelli dell’unione dei moderati, del valorizzare il lavoro svolto con tecnici e personalità della società civile, di inserirsi in un contesto che si richiami fortissimamente all’Europa e al Ppe, di innovare la classe dirigente con figure capaci disposte a mettersi in gioco e lontane dalle logiche di rendita di posizione.

casini vienna

 

L’arte sepolta nei depositi, un piano per usarla

 La rubrica “Scriveva Taliani” oggi ci parla di arte e del modo di metterla in circolo nel mercato.

Quando si parla di archeologia ci dovremmo ricordare che l’ Italia si è caratterizza non solo per essere una sorta di «museo all’ aperto» ma anche per il numero di «magazzini chiusi». Mi riferisco ovviamente all’ enorme quantità  di reperti ritrovati negli scavi che vengono poi catalogati e archiviati. E che, il più delle volte, appartengono alla medesima tipologia di oggetti di uso quotidiano del passato. Basterebbe, ad esempio, pensare alle migliaia di anfore emerse dai naufragi di antiche navi commerciali. E’ dalla messa in vendita di questi «doppioni» che potrebbe arrivare un finanziamento alla conservazione del nostro patrimonio archeologico. Non sarebbe infatti meglio dare la possibilità  di acquistare una testimonianza dell’ antichità  piuttosto che lasciarla abbandonata in un deposito? Magari rilasciando all’ acquirente un certificato, ma sarebbe meglio chiamarlo encomio, per il contributo dato alla salvaguardia del nostro passato.
Mario Taliani

Inviato il 10/11/2010
Pubblicatol 21/11/2010
http://archiviostorico.corriere.it/2010/novembre/21/ARTE_SEPOLTA_NEI_DEPOSITI_PIANO_co_9_101121047.shtml

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