Festival della Poesia: basta solo un po’ di coraggio

Di seguito il testo dell’intervento di Matteo Agoletti pubblicato dalla “Gazzetta di Parma”.

ARTPOESIA

Di seguito il testo per esteso

Egregio sig. Direttore,

 mi unisco al grido di dolore che emerge dalle parole di Giuseppe Marchetti, grande uomo di cultura, nell’apprendere che il Festival della Poesia parmigiano dopo otto anni non avrà luogo.

Per la prima volta infatti la poesia a Parma tacerà. Quasi in sordina, con il silenziatore, il Festival della Poesia è stato eliminato dall’offerta culturale cittadina.

Sono lontani i tempi in cui il Festival della Poesia si confermava grande vetrina culturale per la nostra città.

Sono andate in scena anteprime nazionali di grande qualità, con la presenza di artisti e intellettuali di primissimo piano, talmente apprezzati che il pubblico ha risposto con una partecipazione davvero da fare invidia a numerose città d’arte italiane a spiccata vocazione turistica.

Voglio ricordare anche l’ambientazione. Nella quinta edizione infatti, grazie all’impegno dell’amministrazione comunale di allora, per la prima volta, Parma ha potuto ascoltare le poesie nella splendida cornice del Cortile del Guazzatoio.

Oggi inutile intuire che la motivazione del mancato appuntamento con la poesia che verrà proposta alla città sarà quella della mancanza di risorse. È vero che il momento che stiamo vivendo è particolarmente difficile dal punto di vista economico per le famiglie, le imprese ed anche le pubbliche amministrazioni. È pur vero però che investire in cultura, specie a Parma, significa promuovere il territorio, favorire il commercio, il turismo, la ricettività dei locali pubblici ed i prodotti tipici. Il Festival Verdi, ad esempio, oltre che offerta culturale, negli anni passati è stato un modello di cultura intesa come motore di risorse per il territorio. Così come le mostre che hanno riguardato Parmigianino e Correggio, se pur in un momento economicamente più florido, hanno fatto registrare a Parma presenze di turisti non lontani da quelli di Firenze e Venezia.

Da cittadino, da amante della cultura e da ex presidente della commissione cultura del Comune di Parma, ammetto che oggi purtroppo lo scenario è molto diverso dal passato ed è doveroso salvaguardare i conti pubblici, ma al tempo stesso non è possibile piegarsi alla logica ragionieristica della mera amministrazione del territorio.

Così facendo Parma non risulta più attrattiva, non porta in dote quell’offerta culturale per cui è famosa nel mondo, non sfrutta il volano economico che il settore della cultura può rappresentare.

Da un punto di vista economico va inoltre tenuto in giusto conto che la scelta di interrompere il Festival anziché rimodularlo, magari in formato più smart o diverso, se da un lato può comportare nell’immediato un risparmio per le casse comunali dall’altro provoca anche un danno economico, dovuto alla perdita dell’avviamento, perché l’affermazione di un festival dipende in larga parte anche dalla sua continuità, dal suo grado di resistenza agli agenti esterni, da quanto venga percepito dai promotori e dai fruitori come un Must, un appuntamento fisso e in qualche modo affidabile per la promozione e la produzione di cultura.

Occorrerebbe gettare le fondamenta perché il Festival diventi una vetrina nazionale per la cultura, non una bancarella. I festival che si sono affermati nel mondo sono quelli che non si sono fermati neppure davanti ai conflitti mondiali e da questo deriva in parte la loro grandezza, dall’avere affermato e preteso una posizione, fra i generi di prima necessità, anche per la cultura e l’identità.

Rinunciare a tutto questo, significa omologare Parma ad un ruolo culturale di retrovia che non le appartiene.

Mi unisco pertanto all’appello di Giuseppe Marchetti perché “basterebbe davvero solo un po’ di coraggio e di buon senso da parte delle istituzioni” per non perdere il Festival della Poesia e rilanciare seriamente il profilo culturale della nostra città.

                                                                                                                                                            

                                                                                                              Matteo Agoletti

            

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