Editoriale di Molossi: il Festival oscurato

Riportiamo di seguito l’editoriale del direttore della Gazzetta di Parma, Giuliano Molossi, circa l’edizione di Festival Verdi che stiamo vivendo.

Dopo i dieci minuti di applausi che hanno salutato «Rigoletto», questa sera va in scena al Regio la seconda (e ultima) opera in cartellone del Festival Verdi 2012, «La battaglia di Legnano», che non è certamente fra le opere migliori di Verdi ma che potrà contare sull’allestimento di un regista e scenografo di grande prestigio, Pier Luigi Pizzi. C’è senz’altro da augurarsi un bis del meritato exploit della «prima». Peccato però che l’eventuale, auspicato successo, resterà confinato fra le mura cittadine, come è accaduto qualche giorno fa per il trionfo di Leo Nucci e del suo Rigoletto. A parte la stampa e le tv locali, nel foyer non si sono visti i critici dei grandi giornali nazionali, non c’erano  le telecamere di Rai e Mediaset. Imbarazzante, per non dire altro, la rassegna stampa del giorno dopo. Non un solo rigo sui quotidiani italiani e stranieri più importanti, la miseria di tre recensioni sul «Cittadino di Lodi»  (titolo: «Con Nucci il Rigoletto della speranza»), «Avvenire»  («Compleanno amaro per Verdi») e «Italia Oggi» («La Parma che conta snobba Rigoletto»).  Tutto qui.

E pensare che si tratta di una rappresentazione che sarebbe acclamata ovunque, nei più grandi teatri  del mondo. Mette un po’ di malinconia pensare che l’eco del suo straordinario successo non abbia varcato i confini del ducato. Non solo malinconia, ma fa anche un po’ rabbia.  Siamo orgogliosi del nostro Regio  e quando lo snobbano, come in questo caso, ci restiamo male. Ma al tempo stesso non possiamo non chiederci il perché di questo «oscuramento». E forse qualche domanda dovrà pur farsela anche l’assessore alla Cultura del Comune, Laura Ferraris, secondo la quale «il Regio non ha bisogno di pubblicità». Quest’affermazione venne fatta, se la memoria non ci inganna, in occasione della decisione presa da Mediaset, che negli anni scorsi era stata media partner del Festival Verdi, di sospendere  la collaborazione con il Teatro Regio a causa dei ritardi nella definizione del cartellone delle opere e alla scarsa chiarezza sui progetti legati al Festival. L’assessore, che sorridente e compiaciuta ha brindato con i loggionisti al successo della «prima», dovrebbe riflettere sulle parole pronunciate con stizza in quell’occasione. Se fu l’arrabbiatura di un momento, pazienza. Ma se invece, dopo aver avuto fra le mani la striminzita rassegna stampa di tre sole paginette e aver constatato che nessuno, a parte i soliti irriducibili melomani locali, ha dedicato un minuto o un rigo a questo straordinario «Rigoletto», se ancora oggi l’assessore Ferraris si dicesse convinta che il Regio non ha bisogno di pubblicità,  allora bisognerebbe seriamente preoccuparsi. E fare qualche considerazione di carattere più generale.

Sappiamo che la crisi non risparmia la nostra città, l’economia locale, il benessere e la tranquillità di tutti noi: se non vogliamo abbatterci, l’unico strumento reale per resistere e sperare di risalire la china è il lavoro. E il lavoro di tutti, ognuno per la sua parte, non importa quale, è fondamentale, come indispensabile è  l’utilizzo di ogni risorsa disponibile. Non si può dire che sia quello che sta avvenendo con il Festival 2012. Che poi è un Festival solo di nome ma non di fatto perché  un Festival prevede sì un cartellone di rappresentazioni (che a Parma quest’anno per la crisi sono appena due) ma presuppone il coinvolgimento di un’intera città, dei suoi cittadini e degli ospiti italiani e stranieri in ogni altra forma di spettacolo, intrattenimento e divertimento. Oggi non c’è nulla di tutto questo. Il pubblico, la  stragrande maggioranza della gente ha bisogno di forme espressive comprensibili a tutti, anche per chi non ha studiato al Conservatorio. Per il successo di una manifestazione di questa natura non basta la musica, l’acuto del tenore, i bei costumi; è necessaria  anche la partecipazione all’evento dell’intera collettività, è indispensabile attirare sempre più da lontano e da luoghi diversi appassionati e neofiti, intrigati dalle note del Maestro e dal progetto di una città intera. Durante il Festival, Parma dovrebbe essere «piena» di Verdi. Invece non c’è nulla. Il 2013 è dietro l’angolo. E’ l’anno del Bicentenario. I giovani entusiasti che guidano il Comune hanno pochi soldi e lo sappiamo. Ma non dimostrino di essere anche a corto di idee.

                                                                                                       Giuliano Molossi

 

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