Il mio personale punto di vista

Desidererei intervenire pubblicamente a tre mesi dal primo turno delle amministrative del Comune di Parma che hanno lanciato la volata al sindaco Pizzarotti.

In questo periodo osservando gli spunti offerti dalla situazione politica nazionale e locale, se pur nel pieno delle vacanze estive degli italiani, mi sento, in perfetto clima di “calcio d’agosto”, di lanciare qualche riflessione che nasce dal confronto con tutti quegli amici che pur avendomi consentito di crescere nelle preferenze, purtroppo non sufficienti per una mia riconferma in seno al consiglio comunale, hanno continuato a condividere con me idee  ed opinioni, con lo spirito e l’entusiasmo delle persone che ambiscono ad essere attive nella società giocando il ruolo che compete per merito, impegno ed esperienza.

Purtroppo la crisi economica che ci ha investito non permette riflessioni serene, siamo di fronte a una recessione che colpisce famiglie, aziende, imprese e mette a serio rischio il futuro, in particolare delle giovani generazioni.

Il sistema Monti sta salvando l’Italia, ma ora occorre salvare gli italiani. La pressione fiscale insostenibile, il credit crunch, la difficoltà delle piccole e medie imprese che non possono permettersi nuovi investimenti e nuove risorse umane, i giovani che terminati gli studi rischiano di far crescere l’esercito dei disoccupati, o, per coniare un neologismo, dei preesodati, sono in gran parte conseguenze di una cattiva gestione della cosa pubblica da parte di una classe politica che per troppi anni non ha voluto fare le riforme, indebitandosi di promesse elettorali e alimentando a tutti i livelli le scatole cinesi delle consulenze, creando apparati su apparati utili solo a chi vi opera per drenare risorse.

Ora che anche la Seconda Repubblica è giunta al suo triste termine spegnendosi nel dibattito farsesco e inconcludente sulle riforme elettorali, credo sia maturo il tempo che dalla politica dei partiti e dei movimenti, da qui alle elezioni del 2013, possa uscire qualcosa di nuovo, o perlomeno di meno vecchio, a meno che non si pensi di lasciare la curva nord del parlamento a Beppe Grillo. Una cosa però mi auguro, che siano reintrodotte le preferenze e che la gente torni a scegliersi da chi essere amministrata mettendo fine alla classe parlamentare dei molti impresentabili nominati.

Già solo questo cambiamento, a dire il vero sostenuto con forza e da tempo da Casini, farebbe da solo assomigliare l’Italia, politicamente parlando, un po’ di più all’Europa e un po’ di meno all’Isola dei famosi.

In questo clima di incertezza economica e delusione nei confronti della politica, Parma è stata ancora una volta precursore in Italia nell’affidare l’amministrazione comunale a un gruppo di persone che rappresentano la novità, la distanza dalle logiche partitiche e un modus operandi molto particolare.

Io che sono un moderato, abituato alla forma e allo stile che la formazione professionale e amministrativa mi hanno insegnato,  sinceramente non mi riconosco nella politica del Movimento 5 Stelle. Così come credo non si riconoscano tanti parmigiani che magari anche votandoli, hanno desiderato dare un segnale di novità, pur non militando in quell’ambiente. Ne rispetto ovviamente le idee e credo siano amministratori mossi da buoni intenti, me lo auguro, per il futuro della città.

Tuttavia anche se ancora non possiamo parlare di prova dei fatti perché da troppo poco tempo il sindaco Pizzarotti amministra la città, mi sembra che si stia un poco arrancando. La situazione economica è molto precaria, il patto di stabilità e i debiti delle società partecipate saranno una scure sulla testa dei cittadini. Non sarà facile tenere alto il livello dei servizi alla persona senza mettere mano alle tasche della gente. Già le aliquote Imu pare confermino i valori introdotti dal commissario (i più alti possibili).

I lunghi tempi di composizione della giunta, il silenzio che riguarda molte società partecipate, l’uscita della Camera di Commercio dalla Fondazione Teatro Regio, la scelta di mettere da parte l’Orchestra del Teatro Tegio, una gestione forse un po’ affrettata della movida e della viabilità in centro con conseguenti prese di posizione delle associazioni del commercio, l’insicurezza  crescente in città (vedi ultimi fatti di cronaca), una mozione sulle azioni di responsabilità della vecchia amministrazione presentata dai grillini, ritirata e modificata in consiglio comunale che altro non ha prodotto che esaltare le qualità della minoranza, mi pare siano segnali non entusiasmanti.

Ben poche le delibere discusse in consiglio, molte opere ferme e in attesa di essere rifinanziate.   

Non dimentico ovviamente la questione del termovalorizzatore, questione che da sola, consentitemi, ha fatto la differenza al primo turno, consentendo al movimento 5 stelle di accedere ad un insperato ballottaggio, ed escludendo  chi, come Ubaldi, riteneva di non potere fare ai cittadini promesse inattuabili.

 Dunque presto arriverà il conto di questo enorme e costoso spot  e non pare profilarsi all’orizzonte il lieto fine sempre annunciato, del cantiere che viene interrotto a costi zero e degli impianti che vengono smontati e rivenduti a tranci ad altri paesi, introducendo, per i nostri rifiuti, il completo riciclo.

In questo contesto credo dunque che la politica lasci molto spazio per chi ha idee da mettere in campo, magari fuori dagli schemi, come ci ha insegnato il movimento cinque stelle, ma che sappia però mettere in campo insieme competenza ed esperienza.

La politica è in crisi: a livello di territorio anche due importanti comuni della nostra provincia quali Salsomaggiore e Fidenza stanno vivendo fasi molto cruciali proprio in questi giorni.

Mi piacerebbe che in questo contesto le persone e soprattutto i giovani, con nuove idee e punti di vista, dotate di capacità ed entusiasmo – al di là delle vuote contrapposizioni ideologiche –  mettessero in campo la loro disponibilità a non chiamarsi fuori dai grandi temi che riguardano il futuro della nostra città, della nostra provincia e del Paese.

La questione dei servizi, delle risorse, della crescita, dei rapporti fra stato e impresa, i nuovi ruoli a cui dovrebbe aspirare il servizio pubblico e i sindacati, la sostenibilità delle scelte in materia di energia, la definizione di ciò che è strategico e da sostenere, e di ciò che è dannoso, superfluo e da eliminare.

 Mi piacerebbe la politica investisse sui temi della mobilità sostenibile, delle energie alternative, dei finanziamenti alle imprese che puntano sui giovani, di un nuovo sistema bancario e finanziario meno speculativo e più onesto, di incentivi per le professioni che riguardano la tutela del territorio e la produzione tipica locale, di un sistema fiscale meno vessatorio e che ridistribuisca di più sul territorio dal quale derivano gli introiti, di un nuovo sistema pensionistico conciliabile con la situazione demografica attuale.

Non sarà facile ma sono sicuro che nonostante i tempi avversi, procedendo nella direzione giusta e riscoprendo insieme il valore di essere comunità, ci arriveremo.

 

                                                                                                                         Matteo Agoletti

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